Sant'Ansano
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S. ANSANO,

UNA GIOVANE VITA DONATA PER LA FEDE

«Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi fedeli».

(Salmo 115)

 

«Io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi. Vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia…

Il fratello darà a morte il fratello  e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato…

Chi avrà trovato la sua vita la perderà: e chi avrà perduto la sua vita, per causa mia, la troverà».

(Vangelo di Matteo)

 

«Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto».

(Vangelo di Giovanni)

 

«Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati… Nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù nostro Signo­re».

(Lettera di S. Paolo ai Romani)

 

«Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani».

(Tertulliano)

 

1. La  persecuzione di Diocleziano

   Nella storiografica ecclesiastica i primi secoli del cristianesimo sono stati descritti come l’era dei martiri, cioè l’era di quei testimoni fedeli di Cristo che hanno imporporato con il loro sangue la terra, vittime della dura e violenta opposizione del potere imperiale contro la religione cristiana.

      Le persecuzioni iniziarono a Roma nell’anno 64 con Nerone e proseguirono con andamento altalenante per tre secoli. Fu un periodo di dura prova per molti cristiani, ma anche di grande eroismo, tanto che i martiri divennero una delle glorie più fulgide del cristianesimo.

     In effetti, ogni qualvolta prevalse negli imperatori romani una politica di violenza anticristiana, il coraggio di uomini e donne di ogni età e condizione, davanti al supplizio, fu straordinario e degno della massima ammirazione. Giovani come Pancrazio e Tarcisio, ragazze come Agata, giovani mamme come Perpetua e Felicita, anziani come Policarpo, senatori come Apollonio, vescovi come Cipriano, diaconi come Lorenzo, schiavi come Blandina, per citare solo qualche esempio, sono la dimostrazione di una testimonianza veramente eroica a Cristo. Anche Spoleto ebbe la sua schiera di eroi; ne ricordo uno per tutti: il patrono S. Ponziano, martirizzato il 14 gennaio del 175.

     Gli stessi non credenti rimasero stupiti dinanzi a tanto coraggio e frequentemente la loro conversione al cristianesimo prese avvio proprio dalla serenità con cui tanti cristiani affrontarono la prova che, nei casi meno drastici, consisteva nell’esilio, nella confisca dei beni, nei lavori forzati in miniera, mentre nei casi più drammatici comportava la condanna a morte nelle sue varie forme: decapitazione, esposizione alle belve o al fuoco, crocifissione, annegamento, immersione in liquidi bollenti, ecc.

     Complessivamente la strategia delle persecuzioni risultò fallimentare: invece di annientare il cristianesimo ne favorì paradossalmente l’espansione. Alla fine del terzo secolo, infatti, la religione cristiana era ormai diffusa in tutte le regioni dell’impero e si era infiltrata in tutti gli strati della popolazione: non solo tra i poveri, schiavi, donne popolane e bambini, ma anche tra nobili e ricche donne, magistrati, governanti, alti dignitari di corte e membri della stessa famiglia imperiale.

     La nuova religione con la sua dottrina e i suoi valori andava progressiva­mente conquistando la popolazione romana, smarrita a motivo della crisi generale della politica e della stessa cultura classica, turbata dal crescente scadimento dei suoi valori e  sgomenta per la perdita di ogni stabilità, sicurezza e speranza nell’avvenire. Di fronte a un mondo che reclamava un rinnovamento radicale, il cristianesimo appariva in grado di offrire idee nuove e soluzioni muove alle ansie, inquietudini e attese di tanta gente alle prese con mille problemi.

     Per qualche anno i cristiani vissero addirittura indisturbati, grazie alla maggiore tolleranza di alcuni imperatori, finché im­provvisamente e con grave accanimento si scatenò la persecuzione di Diocleziano: ampia, sistematica, fomentata da ben quattro editti successivi. Si può dire che con Diocleziano (284-305) il potere imperiale tentò per l’ultima volta, e con una violenza fino allora mai raggiunta, di annientare la religione cristiana. Fallì però l’obiettivo perché la chiesa, pur profondamente colpita, riprese presto maggiore vitalità e vigore fino a conquistare il diritto di piena cittadinanza nell’impero.

     Tra le molte vittime delle persecuzioni di Diocleziano sono da annoverare celebri personaggi, tra i quali il papa Marcellino, le vergini Agnese e Lucia, i medici Cosma e Damiano, il soldato Sebastiano e il nostro giovane Ansano, la prima icona con la quale si apre questa piccola galleria di ritratti biografici.

  2. La  biografia

 Ansano, il cui nome potrebbe derivare dal vocabolo latino «Antia­nus», di Anzio (Lazio), nacque a Roma intorno al 284 dalla nobile e antica famiglia Anicia ed era figlio del senatore Tranquillino. Venuto pre­sto a contatto con ambienti cristiani, conobbe il vangelo e ne approfondì le ve­rità con l’aiuto di una sua nobile parente, l’influente matrona Massima, che già aveva aderito al cristianesimo.

 Cristiano

    A dodici anni si recò di nascosto in una chiesa cercando un prete che lo battezzasse. Nella chiesa trovò il sacerdote romano Protasio, che in una visione notturna - un angelo con in mano una corona splendente come la neve – era stato esortato a battezzare proprio quel giovane dal cuore pieno di desiderio di Dio e deciso a diventare discepolo di Cristo. Ricevuto il sacramento e ritornato a casa, Ansano, con gli ammaestramenti e l’esempio di Massima, sua madrina di battesimo, per qualche anno coltivò in silenzio e di nascosto la fede cristiana, progredendo e fortificandosi in essa.

     Quando il padre scoprì la conversione del figlio, si adoperò in mille modi, con lusinghe e con minacce, per ricondurre il diciassettenne Ansano alla religione pagana e ai vecchi idoli, ma poiché ogni sforzo risultò vano, reputando disonorevole per tutta la famiglia l’adesione del figlio alla nuova religione, lo denunciò all’imperatore. In questa sorprendente denuncia paterna, non sono probabilmente da escludere né il timore di cadere in disgrazia presso l’imperatore, né la speranza che il figlio si ravvedesse, intimorito dal pericolo di una condanna.

     Di sicuro Ansano e Massima furono condotti dai soldati davanti ai giudici per essere processati. La leggenda vuole che i due durante il viaggio ottenessero dal Signore la guarigione di un cieco. Sottoposti a torture e invitati ripetutamente all’abiura, si dichiararono pronti a morire piuttosto che apostata­re. Vista la loro tenacia nel confermare la fede cristiana e nel rifiutare gli idoli, vennero rinchiusi in una tetra prigione, dove la preghiera fu il loro unico e grande  sostegno. Nel carcere ebbero un sogno in cui un angelo consolatore annunciò loro che erano destinati alla vita eterna, passando per il martirio, e ad Ansano predisse che prima avrebbe portato la luce del vangelo a molte persone.

Apostolo

   Massima trovò presto il martirio (2 settembre del 302), barbaramente battuta dai carnefici con nodosi bastoni. Ansano invece riuscì ad evadere dal carcere e,  passando per i monti Cimini, si rifugiò a Bagnoregio (Viterbo), dove restò due mesi evangeliz­zando, ottenendo miracoli con la sua preghiera e ricevendo in una visione la conferma della predilezione di Dio. Poi, sostando anche ad Allerona, vicino Orvieto, dove predicò la fede cristiana e compì vari prodigi, dietro l’invito di un angelo raggiunse la città di Siena, di cui divenne l’apostolo e l’evangelizzatore. In quella città, infatti, visse per qualche tempo predicando, battezzando e intercedendo positivamente per i malati (guarigione da malattie fisiche e spirituali, dono della vista ai ciechi e della parola ai muti, liberazione degli indemoniati, ecc.). I senesi accorrevano così numerosi ed entusiasti, che molto presto una parte della città fu convertita a Cristo dalla sua efficace predicazione e testimonianza.

      Venuto a conoscenza dell’attività di Ansano, il proconsole romano Lisia, governatore della città, dopo averlo inutilmente invitato ad adorare Giove, Ercole e Saturno, lo fece arrestare, condannare a morte e, in attesa dell’esecuzione, incarcerare in una torre del castello, dalla quale peraltro egli continuava a predicare il vangelo, tramite una finestrella, e a battezzare. Condotto fuori città, il giovane fu gettato in una caldaia posta sopra un gran fuoco e ripiena di olio, cera, piombo, resina e peci bollenti, ma non appena vi fu immerso il fuoco si estinse e i vari ingredienti della caldaia si raffreddarono, sicché Ansano poté uscirne prodigiosamente illeso, cantando le lodi divine. Il luogo dove accadde questo miracolo fu denominato in seguito “Fosso di S. Ansano”.

     Fattolo nuovamente arrestare, il console Lisia lo fece percuotere con delle verghe in vari punti della città, a comune monito. Anche in questa circostanza la leggenda narra episodi straordinari: presso la porta Salaria alcuni idoli che erano esposti su un arco, ad uno sguardo di Ansano, crollarono a terra; inoltre una delle  verghe usate per fustigare il giovane, gettata da un soldato su un arco di marmo della stessa porta, col tempo si trasformò miracolosamente in un magnifico ulivo, superiore per aspetto e abbondanza di frutti ad ogni altro ulivo.

Martire

  Alla fine il giovane Ansano, che pur educato come patrizio fra gli allievi delle guardie imperiali era divenuto un intrepido seguace di Cristo e veniva considerato dalle autorità un “pericoloso” evangelizzatore, fu condannato alla decapitazione. Nell’ascoltare la sentenza, egli intuì che questa volta, pur essendo ancora tanto giovane, poteva dire con S. Paolo: “E’ giunto il tempo di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”[1], e si affidò serenamente al suo Signore perché lo conducesse per mano nel viaggio pasquale verso la patria del cielo. Lacero e sanguinante, si avviò al martirio esortando i suoi discepoli a rimanere sempre forti nella fede.

      Trascinato dai soldati in aperta campagna, oltre il fiume Arbia (famoso perché immortalato da Dante Alighieri nei celebri versi che rievocano la battaglia di Montaperti, del 1260, tra guelfi e ghibellini: «… lo stra­zio e il grande scempio / che fece l’Arbia colorata in rosso»[2]), Ansano venne decapitato a Dofana, mentre rivolgeva l’ultima preghiera a Colui che aveva proclamato: “ Io sono la resurrezione e la vita; che crede in me, anche se muore, vivrà”[3]. La leggenda narra che la testa del martire compì tre balzi a terra, facendo scaturire una fonte d’olio e due fonti d’acqua.

     Era il primo dicembre del 303  e Ansano aveva soltanto 19-20 anni d’età.

     Il suo corpo rimase sepolto per circa ottocento anni a Dofana, allora appartenente alla diocesi di Arezzo. Il luogo, a motivo della presenza delle venerate reliquie, fu subito considerato benedetto da Dio: chi vi accorreva ritrovava la serenità perduta, i malati venivano guariti e il terreno circostante risultava straordinariamente fecondo.

     Crescendo la fama dei miracoli compiuti dal Santo, le città vicine tentarono più volte di trafugarne il corpo, ma i senesi vigilarono attentamente fino a che, per non correre più rischi, decisero di trasferirlo in città. Il 6 febbraio del 1107 andarono dunque a disseppellire i resti mortali, dai quali emanò un graditissimo profumo, li trasportarono solennemente nel duomo di Siena, tra le acclamazioni, i canti e le preghiere del popolo in festa, e li collocarono accanto ai corpi dei SS. Crescenzio, Savino e Vittore, che con Sant’Ansano furono eletti patroni della città. In quella circostanza il vescovo di Siena, Gualfredo, consegnò il capo di S. Ansano al vescovo di Arezzo, Gualtiero, che lo portò nella cattedrale aretina, dove a tutt’oggi è custodito in un reliquiario d’argento.

     Naturalmente i benefici del luogo di sepoltura nell’immaginario collettivo passarono da Dofana a Siena: il numero della popolazione senese crebbe notevolmente, la città vinse le guerre in cui rimase coinvolta, le guarigioni di ogni tipo si moltiplicarono, suscitando ammirazione e devozione non solo tra la popolazione senese ma anche fra la gente di altre località.

     Il corpo del santo martire fu venerato nel duomo di Siena per oltre tre se­coli, finché nel 1359 andò soggetto ad una combustione provocata da un fulmine. Alla venerazione dei fedeli rimasero e rimangono il braccio sinistro, che si trova nella chiesa di  S. Ansano a Dofana, e il braccio destro, che è racchiuso in un bel reliquiario d’argento nel duomo senese.

 3. I luoghi di culto

   Molte delle notizie biografiche di S. Ansano hanno sicuramente carattere leggendario e traggono origine dalla tradizione e da qualche tardiva «Passione» in cui, come in tutte le «Passioni», si mescolano storia e leg­genda, fatti realmente accaduti e racconti composti a scopo edificante. Molto si è discusso sulla attendibilità di questi scritti e dei santi ivi presentati, anche perché le varie «Passioni» e leggende primitive furono variamente ampliate nei volgarizzamenti successivi. Giustamente lo storico dà valore e credito solo a elementi certi e probanti, cioè a documenti au­tentici, fonti scritte sicure, resti di chiese del tempo, lapidi antiche, ecc., ma è difficile sostenere che nelle «Passioni», com­presa quella di S. Ansano, non ci sia un nucleo attendibile.

Le chiese più antiche

    Il fondo storico della «Passione» di S. Ansano è confermato, oltreché da una costante e antichissima tradizione, anche dall’esistenza di monumenti, eretti in onore del nostro santo, che risalgono molto indietro nel tempo. Un importante elemento di valutazione è costituito, per esempio, dalla scoperta del teso­ro di Galognano, nella Val d’Elsa, di grande rilievo anche dal punto di vista archeologico e storico.  Si tratta di oggetti d’argento (quattro calici, una patena, un cucchiaio) che secondo gli studiosi appartenevano alla chiesa di S. Ansano di Galognano. Su un calice è inciso il nome della donatrice Himnigilda e su una patena il nome della donatrice Sivegerna, nomi goti. Se si aggiunge a questo anche il motivo delle tecniche di costruzione degli oggetti, si può affermare con certezza che nel territorio della Val d’Elsa già in epoca prelombarda, cioè intorno al 550, esi­steva una chiesa dedicata a S. Ansano, testimonianza di una venerazione da tempo diffusa, che i longobardi certamente incrementarono.

     Ma c’è anche una chiesa più antica intitolata al nostro santo e ben do­cumentata. Si tratta della chiesa di S. Ansano a Dofana. Nel 650 i vescovi Mauro di Siena e Servandio di Arezzo stipularono un compromesso in cui il diritto alla giu­risdizione su questa chiesa venne riconosciuto al vescovo di Arezzo, in seguito alla deposizione di un teste, il presbitero Tropo, il quale affer­mò che dal tempo di Narsete fino a quel momento le chiese di quel territorio (tra le quali la chiesa di S. Ansano a Dofana) erano appartenute sempre alla chiesa aretina.  Poiché il generale bizantino Narsete combatté in Italia a più riprese tra il 530 e il 568, da questa testimonianza si può evincere che il culto tributato a S. Ansano sulla riva dell’Arbia risale almeno al quinto - sesto secolo.

     C’è anche un’altra considerazione da fare. Gran parte delle chiese dedicate a S. Ansano portano il nome di pieve (Pievania di Allerona, Pi­viere di Moriano, Pieve Fosciana, La Pieve di Rapolano, ecc.). Ora le pievi sono generalmente le chiese più antiche, dove si amministrava il battesimo, si svolgevano le celebrazioni liturgiche più importanti, si seppellivano i morti; si fanno risalire ai secoli IV-VI, cioè a dopo che l’editto di Costantino del 313 concesse libertà alla chiesa di organizzarsi pubblicamente. Le pievi intitolate a S. Ansano sono dunque una conferma del suo culto antichissimo e della storicità della sua esistenza e del suo martirio.

  Diffusione del culto

    Il culto di S. Ansano ebbe ovviamente una più ampia e rapida diffusione in tutta la Toscana e in altre regioni italiane, dopo la traslazione del corpo da Dofana a Siena, effettuata nel 1107. A questo culto diedero grande impulso anche i benedettini, che tra l’altro intitolarono due loro monasteri al nostro Santo, nella diocesi di Arezzo e nella campagna bolognese.

     Soprattutto in Toscana sono molte le chiese, le cappelle, gli oratori e gli altari eretti nel corso dei secoli in onore di S. Ansano; in particolare a Siena e dintorni, dove si volle glorificare l’evangelizzatore, il battezzatore della città, il taumaturgo e il testimone della fede. Non tutti i monumenti si sono salvati, a motivo di eventi naturali e per l’incuria degli uomini, ma ovunque è rimasto o un quadro, o una statua, o almeno il ricordo.

     Anche in altre regioni fiorirono edifici sacri per venerare il martire senese. A Roma, per esempio, nella chiesa di S. Marcello, fino al 1607 c’era una cappella a lui dedicata, che venne poi intitolata alla SS. Vergine Annunziata.

     Per limitarmi all’Umbria, ricordo la cappella di S. Ansano nella chiesa parrocchiale di Allerona, presso Orvieto, la chiesa parrocchiale di S. An­sano a Petrignano di Castiglion del Lago (PG), la cappella di S. Ansano della frazione di Sioli di Gubbio, la chiesa parrocchiale di S. Ansano a Piosina, frazione del comune di Città di Castello, e soprattutto questa chiesa di S. Ansano in Spoleto, sulla quale tornerò con brevi cenni in appendice.

4. L'iconografia

    Anche sotto il profilo iconografico, è proposta con una certa frequenza la figura di S. Ansano, rappresentato prevalentemente o nell’atto di battezzare, o mentre viene condotto in prigione, o quando è immerso in un calderone di olio bollente, o nella decapitazione, o nell’abbigliamento di guerriero con il vessillo della risurrezione e la palma del martirio, o in atteggiamento orante con un cuore che ha la scritta IHS (=Jesus Hominum Salvator: Gesù Salvatore degli uomini).

     In alcuni dipinti del secolo XV è anche presentato mentre tiene nelle mani una trachea alla quale sono sospesi due polmoni (o un cuore e un fegato), che è di difficile interpretazione, anche se qualche studioso ha ricollegato questo misterioso motivo iconografico a ricordi pagani, soprattutto etruschi, ancora vivi nella tradizione popolare, come dimostrerebbe un passo della vita di S. Ansano dove si narra che, dopo il suo battesimo, un angelo scese dal cielo a coprirgli il capo con un cappuccio bianco come la neve, simile a quello degli antichi aruspici.

     Provo a fare un elenco, sommario e parziale, di quadri, affreschi e statue che lo raffigurano.

  In Toscana

 Nel secolo XIV i ricordi iconografici del Santo sono numerosi: nella preziosa vetrata circolare dell’abside del Duomo di Siena, nella «Maestà» di Duccio di Boninsegna (Duomo di Siena), in quella di Simone Martini (Palazzo Comunale di Siena), in un dipinto di Lippo Lemmi (Galleria degli Uffizi), in un dossale di Cenni di Francesco (ora a Berlino), in un dipinto di Ugolino Lorenzetti (Pinacoteca di Siena).

     Nel ‘400 S. Ansano è rappresentato in un numero ancora più nutrito di opere d’arte: in un busto policromo del Valdambrino (Museo dell’Opera di Siena), in due statue dello stesso Valdambrino a Lucca (chiesa dei SS. Simone e Giuda e chiesa di S. Paolino), in una scultura di Antonio Federighi (tabernacolo della Loggia della Mercanzia), in una miniatura di Sano di Pietro (corale della Biblioteca Capitolare di Siena), in un busto policromo e dorato di Mariano di Jacopo, posto con altri busti di santi sotto le arcatelle di coronamento del coro del Duomo di Siena, in una predella di un seguace di Paolo Uccello per la chiesa di S. Bartolomeo a Quarrata (provincia di Pistoia), in una predella di Giovanni di Paolo (ora alla Galleria di Esztergom), in un affresco del Sodoma nella Sala del Mappamondo (Palazzo comunale di Siena), in una pala d’altare con Madonna e quattro Santi di Matteo di Giovanni (Duomo di Pienza), in una tavola con Santi dello stesso Matteo di Giovanni (chiesa di S. Chiara a Monte S. Savino, provincia di Arezzo), in una pittura di scuola senese nella colonna destra che fronteggia l’altare maggiore nella pieve romanica di S. Vittore a Rapolano Terme (Siena), in una statua di marmo di Giovanni di Stefano, figlio del Sassetta, nella cappella di San Giovanni del Duomo di Siena.   Per i secoli seguenti, a titolo puramente esemplificativo, ricordo S. Ansano raffigurato: nel ‘500, in un trittico di Masseo Cividali nella chiesa parrocchiale di Villa Collemandina (provincia di Lucca); nel ‘600, in un quadro di Rutilio Manetti (Pinacoteca di Siena) e in una tela con Ma­donna e Santi, di un pittore di scuola toscana, nella chiesa di S. Giovanni Battista a Pieve Fosciana (provincia di Lucca).

 In Umbria

      Anche fuori della Toscana non mancano opere d’arte ispirate dal santo martire di Siena.  Ricordo, per esempio, un affresco del ‘400 nella canonica di S. Agnese fuori le mura a Roma, attribuito alla scuola di Gentile da Fabriano, e un affresco del secolo XIX di fra Luigi  dei  Carmelitani scalzi, nell’abside della cattedrale di Bagnoregio (Viterbo).

     Per quanto riguarda l’Umbria, vanno segnalati: alcuni affreschi quattrocenteschi attribuiti al Perugino (Ora­torio del pellegrino ad Assisi), alla scuola del Bonfigli (chiesa di S. Giu­seppe dei falegnami a Perugia), ad un pittore locale (chiesa di S. Lorenzo a Ospedaletto di Norcia); due affreschi del secolo XIX  del pittore senese Arturo Viligiardi, nella cappella dedicata a S. Ansano all’interno della chiesa di S. Maria Assunta in Allerona, presso Orvieto; forse anche un affresco della cripta della chiesa di S. Simone a Spoleto, attribuibile ad un pittore spoletino del secolo XIV.

     Una parola in più occorre spendere per una tela ad olio del pittore urbinate Archita Ricci, attivo in Umbria tra la fine del secolo XVI e l’inizio del XVII. E’ allogata infatti sopra l’altare maggiore di questa chiesa di S. Ansano a Spoleto, rivela influssi caravaggeschi e rappresenta il Martirio di S. Ansano. In primo piano è descritta, con serrata concatenazione di masse, di chiaroscuri e di scorci prospettici, la “passione” di S. Ansano: il giovane martire senese, denudato, mentre sta per essere steso a terra rivolge gli occhi al cielo, in un supremo gesto di fiducioso abbandono o di visione beatifica; un carnefice gli lega il braccio, un altro alza la spada per decapitarlo e un terzo collabora al martirio. In alto, tra le nubi squarciate, appare il Redentore a mezzo busto, con un mantello rosato gettato sulle spalle, in atto di aprire le braccia per accogliere il testimone fedele, mentre due angeli presentano la corona e il martirio. Sulla linea dell’orizzonte si scorge una città, in mezzo alla quale svetta un tempio dall’ampia cupola rotonda, mentre a sinistra, in basso, è raffigurato in ginocchio un devoto vestito di abiti seicenteschi, forse il committente della tela.

     Questo che potrebbe apparire come un arido e limitato elenco di opere d’arte, evidenzia in realtà ,meglio di tante parole, la fama, la venerazione e il culto che nei secoli hanno circondato e accom­pagnato il santo martire senese Ansano, che eroicamente donò la sua giovane vita nella certezza evangelica che il chicco di grano, se cade in terra e muore, produce molti frutti.

 5. La Preghiera

     La festa liturgica di S. Ansano ricorre il 1 dicembre e viene solennemente celebrata ogni anno in questa storica chiesa spoletina a lui dedicata. Ecco la preghiera con la quale viene abitualmente invocato:

  O glorioso martire Sant’Ansano,

fedele discepolo di Cristo,

ardente predicatore del vangelo

e dispensatore dell’acqua rigeneratrice del battesimo,

benedici e proteggi la nostra comunità,

che ti venera da secoli come suo patrono

e in questa chiesa a te dedicata si  aduna

per annunciare, celebrare e testimoniare il vangelo della carità.

Tu confessasti la fede con intrepido coraggio

dinanzi a minacce, persecuzioni e carcere,

fino al dono supremo della tua giovane vita.

Aiutaci a rinvigorire la nostra debole fede,

ad affrontare con fortezza, pazienza e dignità le prove quotidiane

e a far corrispondere il nostro agire al credo che professiamo.

Sii angelo consolatore per coloro che soffrono,

a causa delle malattie del corpo o dello spirito,

chiamati come te a condividere la passione del Signore.

Ricordati in particolare dei nostri giovani,

perché abbiano una fede forte, franca e operosa,

che ispiri le scelte fondamentali della loro vita

e li renda disponibili e lieti nel servizio a Dio e ai fratelli.

A tutti noi, che desideriamo seguire il tuo esempio

e diventare autentici discepoli e testimoni di Cristo,

ottieni la grazia di raggiungerti un giorno nella gloria del cielo

per condividere con te la gioia eterna del regno di Dio.

Amen.